La sindrome premestruale comprende una serie di sintomi e segnali d’avvertimento ben riconoscibili che si manifestano nelle donne lungo tutto quel periodo chiamato “età fertile”. Questi sintomi sono fondamentali all’interno del ritmo biologico femminile per prevedere l’arrivo del ciclo mestruale, ma subiscono un’amplificazione (il più delle volte eccessiva) una volta che subentra la sindrome premestruale vera e propria. Ciò accade nella stessa fascia temporale nella quale agiscono i sintomi, ovvero a partire da 10-12 giorni prima dell’arrivo delle mestruazioni effettive.
Non tutte le donne soffrono di questo disturbo, anzi la maggioranza vive più o meno regolarmente questo periodo di attesa mensile, mostrando solo i sintomi più lievi e innocui fisiologicamente. Mentre una percentuale minore, ma comunque rilevante, può presentare disturbi fisici molto invasivi e addirittura alterazioni psichiche notevoli che ne condizionano l’umore in modo piuttosto evidente durante questa fase.
L’impatto con i primi cilci mestruali, come ben noto, può essere traumatico, soprattutto perché si sta attraversando il periodo adolescenziale, quindi un arco temporale che comporta un gran numero di cambiamenti del fisico e dell’aspetto estetico di una donna. Ma a differenza di quello che si può pensare in base a queste premesse la fascia d’età più soggetta a contrarre la sindrome premestruale non è quella delle “teenager”, anzi è quella che comprende le più mature venticinquenni fino ai quaranta anni di età circa.
- la principale è forse quella che concerna una anomalia nel corretto funzionamento della tiroide, legata in particolare al fenomeno dell’ipotiroidismo, ovvero all’incapacità della tiroide di sopperire a tutte le sue mansioni di sintetizzatrice: è stato provato infatti che l’assunzione per questi soggetti di alcuni ormoni tiroidei ha giovato e migliorato in modo visibile la loro condizione;
- altra teoria simile riguarda l’influenza dell’ipoglicemia; la carenza quindi di glucosio nel sangue porterebbe a conseguenze molto simili a quelle della sindrome e dei sintomi premestruali;
- anche un equilibrio destabilizzato tra ormoni come gli estrogeni pare essere influente in tal senso, così come la mancanza di progesterone nella fase del ciclo post-ovulzaione, il cosiddetto periodo luteinico;
- non meno rilevante pare essere la deficienza del nostro organismo di alcune importanti vitamine fondamentali per alcuni processi interni e per alcune secrezioni endocrine che sarebbero salutari proprio nel periodo premestruale;
- presa in considerazione anche la serotonina, importante neurotrasmettitore che gioca un ruolo di prim’ordine per il nostro benessere psichico e somatico, oltre che influenzare tutto l’apparato che si occupa della digestione e dell’espulsione delle sostanze in eccesso per il nostro organismo (basti pensare ai sopra citati gonfiori a livello addominale);
Vista la specificità e la soggettività di un disturbo come la sindrome premestruale è molto utile ai fini terapeutici tracciare un particolare percorso di cure mirato ad ogni singolo paziente, senza avere la presunzione di trovare farmaci o prodotti miracolosi che abbiano una presunta efficacia universale uguale per tutti. Fatta questa importante premessa si possono ricordare i metodi più diffusi e considerati validi come l’assunzione per via meccanica di alcune delle sostanze che abbiamo visto essere particolarmente carenti nelle pazienti che soffrono di tale patologia; spesso gli ormoni o le vitamine mancanti sono integrate attraverso la pillola anticoncezionale, che rappresenta un ausilio validissimo anche per la stabilizzazione del ciclo mestruale mensile. Una funzione molto simile può essere svolta da integratori e prodotti mirati alla compensazione delle componenti di cui il nostro organismo necessita. Anche per quanto riguarda i disturbi da sindrome premestruale vi sono differenti intensità di incidenza e in proporzione diverse intensità di cura, associate sempre ad uno stile di vita sano e un’alimentazione corretta.