Dalla scorsa primavera è in atto un’intensa campagna vaccinale in Italia, volta a contrastare la pandemia di Covid-19, e della quale si stanno vedendo i frutti. Il bilancio attuale mostra il 68% della popolazione vaccinata con entrambe le dosi, e il 6% che ne ha ricevuta soltanto una. Osservando le fasce d’età (senza considerare gli under 12, per i quali ancora non è previsto l’obbligo di vaccino), è possibile notare come la categoria che va dai 40-60 anni sia quella meno vaccinata, addirittura più dei giovani, che avrebbero anche la “scusante” di essersi potuti prenotare dopo rispetto a questo gruppo, a indicare la loro voglia di un ritorno alla normalità. Come mai, specialmente in riferimento ad alcune classi, c’è una sorta di rifiuto verso il vaccino? Lo vedremo tra poco, anche se prima è importante comprendere i contributi che questo strumento sta portando nella lotta contro il virus.

Effetti del vaccino contro Covid-19

I vaccini aiutano innanzitutto a ridurre il rischio di infezione, garantendo una copertura del 70% nel caso della singola dose, e dell’88% con entrambe. Grazie alla loro somministrazione, viene prevenuto il ricovero nelle terapie intensive, evitando così di intasarle e provocare il collasso del sistema ospedaliero. Dati alla mano, questa incisività sale all’80,8% con ciclo incompleto di vaccino, e al 94,6% con quello completo.  Questo è stato possibile anche perché la priorità è stata data alle fasce d’età più avanzate, statisticamente più soggette a rischi connessi al Covid-19.  Con il vaccino la capacità di ridurre i decessi è diventata pari al 79% con prima dose, e al 95,8% se entrambe vengono iniettate.

Per ora anche le varianti riescono a essere tenute sotto controllo, nonostante la trasmissibilità elevata, neutralizzando la paura di una minore efficacia del vaccino, e ponendolo come strumento essenziale per contrastare il virus, sottolineando come ognuno debba fare la propria parte.

I contrari al vaccino: le motivazioni

Nonostante gli effetti positivi appena illustrati, e alla possibilità grazie alla loro somministrazione di ritornare a una vita (quasi) normale, alcuni soggetti si mostrano scettici rispetto alla campagna vaccinale. Com’è possibile che dopo tanto tempo trascorso in lockdown, dopo i morti e la sofferenza, circoli così tanta diffidenza? Le cause vanno ricercate prima di tutto nella disinformazione: da quando la pandemia da Covid-19 è iniziata, tutti siamo stati bombardati da notizie provenienti da diversi fronti e da diverse fonti, spesso discordanti tra loro, specialmente nelle fasi iniziali quando ancora regnava l’incertezza. Una disinformazione che è stata alimentata dai social, dove chiunque può esprimere un’opinione in merito a qualsiasi argomento. Gli stessi scienziati al principio non sapevano esattamente dove andare a parare, perché ancora il virus si trovava in una fase embrionale e le loro analisi si basavano su dati preesistenti.

Tuttavia l’OMS aveva già evidenziato una sorta di timore nei confronti delle vaccinazioni, ben prima dell’avvento del Covid, quindi la disinformazione rappresenta solo un aspetto da considerare per comprendere le ragioni del rifiuto. Un altro motivo può essere ricercato nella paura degli eventi avversi: gli effetti del vaccino sono qualcosa che non possiamo controllare pienamente, e questa percezione di non avere il controllo influenza sulla decisione di farlo o meno.

A prescindere da questo, resta indubbio che il vaccino sia la forma più importante di tutela per la salute collettiva che abbiamo in questo momento, tant’è che il Ministro della Salute Roberto Speranza sta pensando di introdurre l’obbligo vaccinale, proprio per far comprendere il valore che questo strumento detiene, possibilità che sta facendo storcere il naso a molti.

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Vaccino è sinonimo di sicurezza

È fondamentale far comprendere ai soggetti contrari al vaccino che suoi eventuali effetti collaterali sono meno preoccupanti e dannosi di quelli inflitti dal Covid-19. Se si contrae il virus, non si rischia di prenderlo nelle sue forme più gravi. Va sottolineato inoltre che un vaccino che funzioni al 100% non potrà mai esistere, tuttavia se non ci si sottopone all’iniezione, il pericolo più grande che si corre è la perdita della vita. Se la collettività si vaccina, il virus circola molto meno, consentendo il graduale ritorno a una vita normale, e il suo impatto non sarà devastante sulla sanità pubblica, di cui usufruisce il singolo individuo, che potrebbe averne bisogno per curare problematiche non connesse al Covid.

Molti scettici ritengono che il vaccino non sia stato sperimentato a sufficienza, compromettendone di conseguenza la sicurezza. Tuttavia, come spiegato anche dal virologo Roberto Burioni, le fasi che hanno subito un processo di accelerazione sono state lo sviluppo preclinico del vaccino e quella finale sulle autorizzazioni.  La fase centrale, legata alla sperimentazione del vaccino su gruppi volontari, è stata eseguita in maniera conforme a modalità già previste da altri studi di vaccini. Inoltre, proprio come per altre tipologie, si possono presentare effetti collaterali, tuttavia non gravi sulla maggior parte delle persone. Se ci fossero conseguenze avverse, la sperimentazione si bloccherebbe istantaneamente. Bisogna inoltre considerare che ogni persona ha un sistema immunitario diverso, perciò prevedere tutte le possibili reazioni sarebbe impossibile: statisticamente qualche caso grave o di mortalità purtroppo può verificarsi, ma questo non deve far desistere dal farsi somministrare il vaccino. Oltre a essere stati adeguatamente studiati, ad alimentare la fiducia nella sicurezza di questi strumenti c’è il sistema trasporto dei vaccini, eseguito da aziende specializzate. I vaccini vengono trasportati seguendo precise normative dagli addetti qualificati del settore, che effettuano trasporti a temperatura controllata per evitare che vengano compromesse le proprietà dei vaccini stessi.

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